giovedì 23 luglio 2009

Conti Menotti




Testi presi dal Volume "Conti Menotti", pubblicato da ANPI Terni nel 1979


UN RESISTENTE COERENTE
di Bruno Zenoni

All'età di 18 anni, Menotti Conti, operaio all'elettrochimico di Papigno (TR), uni­tamente al fratello Ricciardo e ad altri otto giovani di Marmore e un gruppo di Papigno, raccolte le armi che l'eser­cito Italiano, abbandonato dai suoi comandanti, dal Governo e dal Re, l' 8 settembre 1943 aveva gettato, salì in montagna per combattere I nazifascisti che dopo aver martoriato l'Europa e la nostra Patria, andavano occupandola militarmente.
Menotti partecipa ai più importenti at­tacchi armati contro i nazifascisti sfer­rati dalle formazioni partigiane della Bgt. Garibaldina Antonio Gramscl; è presente alla memorabile battaglia di Poggio Bustone, alla liberazione di Leo­nessa il 16 marzo 1944, alla liberazione di Terni il 13 giugno 1944.
Come tutti i partigiani riprende il lavoro in fabbrica ed è attivo nel sindacato e nella vita politico sociale della fabbrica e della borgata. Ma i partigiani della Gramsci non si danno pace poichè la Italia del nord è ancora sotto l'occu­pazione nazifascista e quando ad ot­tobre Scoccimarro, allora Ministro per le terre occupate, in un discorso agli operai delle Acciaierie di Temi, esorta i partigiani e i giovani a partecipare alla ricostituzione dell'esercito italiano per contribuire alla cacciata dei nazi­fascisti, trecento giovani del ternano rispondono all' appello e il 2 febbraio 1945 partono da Piazza Solferino su autocarri militari per raggiungere a Ravenna il "Gruppo di Combattimento Cremona".
Il 4 sono a Porto Corsini, dopo dieci giorni alla Pineta di Ravenna,ove morì Anita Garibaldi, poi nelle trincee sugli argini del fiume Reno a S. Alberto, i tedeschi erano nell'altro argine a soli 50 metri.
Menotti, come gli altri volontari é un soldato coraggioso e disciplinato, sem­pre pronto ad offrirsi in azioni di pat­tuglia e altri compiti pericolosi.
Il comando del 21° Reggimento del "Gruppo di Combattimento Cremona" decide di espugnare l'importante posi­zione tedesca di Chiavica Pedone si­tuata alle foci del fiume Reno nella Valle di Comacchio.
Il giorno 3 marzo l'obbiettivo è rag­giunto dalla 3' Compagnia del Cap. Luigi Giorgi che da solo riesce a fare 19 prigionieri. Il giorno seguente la 9' Compagnia, comandata dal Cap. Paglia e dai Ten. Mazzoni e Martinez da il cambio alla 3' Compagnia, con il com­pito di proseguire l'avanzata.
Sferrato l'attacco, appena fuori dalla postazione, Menotti viene ferito ad una spalla da una pallottola di striscio, ma prosegue con gli altri, il contro attacco nemico spinge i nostri in un campo minato, ove a Menotti una scheggia tronca di netto la gamba sinistra.
Menotti è giovane e vuoi vivere, ed ha la forza di fare stringhe della sua ca­micia e legarsi Il troncone di pochi centimetri della sua gamba, poi urla con tutta la sua forza: Aiuto! salvatemi compagni!.
L'eroico Capitano Giorgi Luigi, che ha tanta stima dei volontari, a carponi, battendo il terreno con il fondo di una sedia per far esplodere le mine davanti a se, riesce a raggiungerlo e trascinarlo fuori dal campo minato.
In quall'azione rimangono feriti anche i ternani Armando Fossatelli, il quale unitamente agli ufficiali conduceva l'a­zione, e per questo gli conferiscono la medaglia di bronzo al valor militare, Guido Ampollini, Cicoria Onofrio, il ro­mano Rinforzi, Marchettini che entrambi perdono un piede e altri 10 soldati, della 9' compagnia facevano parte Il 50% di volontari ternani di cui molti di Piediluco, Marmore, Papigno.
Per Menotti inizia il calvario degli ospe­dali, Rimini, Bari, Bologna ecc.
Il rientro a Marmore del giovane Me­notti, privo della gamba sinistra, com­mosse tutta la popolazione che già nella lotta della Resistenza contro i nazifa­scisti aveva perduto il settantacinquenne Pietro Montesi e il giovane operaio Domenico Faggetti.
I Marmoresi in una gara di affetto e di ammirazione si strinsero attorno al gio­vane mutilato, considerandolo un eroe essi furono colpiti dalla notizia che Menotti con una volontà di ferro aveva voluto e saputo salvare la sua giovane vita.
L'affeto della popolazione che per mesi non lo lasciò mai solo, la stima dei coetanei contribuivano a ridargli la fiducia nella vita e farlo sentire ancora utile alla lotta sociale per l'emancipa­zione dei lavaratori per la quale Menotti giovanissimo aveva combattuto e dato una parte della sua vita, conscio della necessità dell'emancipazione del pro­letariato.
Menotti rientrò in fabbrica contribuendo alle lotte sindacali e politiche; nel perio­do delle repressioni scelbiane, fù tra i primi ad essere licenziato, fù eletto al Comitato della Sezione comunista di Marmore della quale dopo breve tempo divenne il segretario, eletto poi a pieni voti consigliere comunale
Per la completa dedizione alla popola­zione di Marmore, sempre pronto a difenderne gli interessi collettivi e sin­goli, in breve tempo Menotti divenne un vero segretario del popolo, i coe­tanei e i più giovani lo coadiuavano nell'attività politica e sociale, lo stima­vano, lo ammiravano, lo seguivano ovunque.
In quel periodo a Marmore ci fu un'a­vanzala politica e culturale che permise di consolidare sempre più le posizioni dei due partiti operai Quando nell' agosto del 1959 la vita di Menotti fu stroncata da una breve e fulminea malattia, la popolazione una­nimamente lo pianse come il suo figlio migliore.

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LA NOTTE DEL 3 MARZO 1945 A CHIAVICA PEDONE
(Ricordi di un Tenente del "Gruppo di combattimento Cremona")
Il giorno precedente il Cap. Luigi Giorgi, comandante della 3' Compagnia del 21' Reggimento Fanteria "Cremona " incaricato di compiere una azione di­mostrativa lungo l'argine del fiume Reno, avava compiuto una impresa memorabile. Dopo aver fatto fermare il suo reparto per evitargli perdite, da solo si era lanciato contro il caposaldo di Chiavica Pedone e aveva costretto alla resa 19 tedeschi facendoli prigio­nieri.
I risultati insperati e imprevisti dell'a­zione avevano indotto i Comandi ita­liani a tentare di sfruttare la situazione
La 9' Compagnia veniva incaricata di dare il cambio alla 3' che aveva esau­rito il suo compito. Toccava dunque finalmente a noi; la lunga trafila di quasi due mesi, passati in una este­nuante lotta di posizione e di pattu­gliamento, stava per finire.
Particolarmente euforicl erano i "Volontari ", in gran maggioranza ternani, che avevano rinforzato e impresso en­tusiasmo e vivacità alle ridotte forze del "gruppo di combattimento Cre­mona ". Era giunta l'ora tanto attesa dell' attacco.
Le cose purtroppo non andarono bene. I tedeschi avevano fatto affluire nella zona reparti freschi ed agguerriti in modo da tamponare la falla che si era aperta nel loro schieramento.
Iniziata l'avanzata da Chiavica Pedone verso casa dell' Olmo, che costituiva Il nostro obbiettivo, si scatenava con­tro di noi il fuoco delle artiglierie e delle mitragliatrici nemiche; era Im­possibile proseguire se non a prezzo di più gravi perdite. Malgrado che - via radio - giungessero dal Comando ope­rativo incita menti ad avanzare, davo l'ordine di tornare alla base di par­tenza e di soccorrere i feriti.
Si era fatto buio, ma la reazione te­desca non si esauriva. Occorreva te­nere la posizione resistendo ai con­trattacchi nemici. Particolarmente insi­stente l'artiglieria che metodicamente, a brevi intervalli scagliava granate contro le nostre postazioni di fortuna: un vero e proprio tiro al bersaglio.
Finalmente la notte passava e alle prime luci dell'alba allorchè i tedeschi - come loro solito - avevano cessato il fuoco, potemmo uscire allo scoperto e cosl venimmo a conoscere che, a poche decine di metri di distanza, si era verificato un episodio generoso e commovente, protagonisti un fante vo­lontario di Terni e il solito Cap. Giorgi.
Questi, pur non essendo direttamente impegnato nell'azione, era rimasto nelle immediate vicinanze del nostro avam­posto. Gli era quindi giunta notizia che grida di soccorso provenivano da un campo minato dove qualcuno doveva essere finito nel tentativo di allonta­narsi dalla zona più battuta dall'arti­glieria nemica.
Nella notte fonda, strisciando sul ter­reno e facendosi scudo davanti con il fondo di una sedia era riuscito a rag­giungere il povero soldato, che aveva perduto una gamba ma che stoica­mente resisteva al dolore. e lo eveva tratto in salvo evitando che morisse dissanguato.
Voglio ricordare che per questa azione e per la precedente il Cap. Giorgi si meritava la medaglia d'oro sul campo, che gli veniva consegnata personal­mente a Ravenna dal Maresciallo Alexander.
Voglio anche ricordare che il soldato ferito era Menotti Conti della 9' Com­pagnia, il partigiano che oggi Terni e Marmore si accingono a onorare de­gnamente.
A pochi metri di distanza dal luogo in cui era rimasto ferito Menotti, più tardi veniva trovato, straziato dalle mine, il corpo di un altro soldato, il sardo Luigi Marsi/le, tornato al reparto da pochi giorni, dopo una lunga convale scenza trascorsa nella sua isola.
Nessuno si era accorto di lui nel buio della notte e il suo destino si era com­piuto senza che nè il compagno ferito nè il suo generoso soccorritore si ac­corgessero della sua presenza.
... Una notte, un episodio tra i tanti con tre uomini protagonisti; un parti­giano di Terni, un fante sardo, un uf­ficiale di Carrara; tre italiani che si erano un giorno trovati assieme e as­sieme si erano battuti per respingere la sopraffazione e per affermare un ideale di libertà; l'emblema di una Italia che voleva risorgere!
Come mi sembra lontano quel giorno!
Ten. UGO MAlZONI

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